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domenica, 11 maggio 2008
| You Are a Colon |
You are very orderly and fact driven.
You aren't concerned much with theories or dreams... only what's true or untrue.
You are brilliant and incredibly learned. Anything you know is well researched.
You like to make lists and sort through things step by step. You aren't subject to whim or emotions.
Your friends see you as a constant source of knowledge and advice.
(But they are a little sick of you being right all of the time!)
You excel in: Leadership positions
You get along best with: The Semi-Colon
(Si ringrazia Tytania)
P.S. Cercasi punto e virgola. |
venerdì, 09 maggio 2008
Il governo perfetto
Abbiamo quello che volevamo. Il governo perfetto per un paese ridicolo. Mentre non ci smuove un muscolo la vista di Tremonti all'Economia e di Bossi alle Riforme, che ormai sono come panna e cioccolata, pizza e fichi, culo e camicia, apprezzando il fine abbinamento del leghista Zaia alle Politiche Agricole, come quello del sempre leghista Calderoli alla Semplificazione, non possiamo non reprimere un brivido all'idea di zio Fester Bondi ai Beni Culturali e dell'ultraliberista Brunetta alla Funzione pubblica, come dire "right man to the right place". E mentre la Prestigiacomo si prepara a versare lacrime all'Ambiente dopo averle versate alle Pari Opportunità, chi ti spunta là se non l'ineffabile Carfagna già responsabile femminile di Forza Italia e ideale berlusconiano della femmina forzista, bona e velina? Mai incarico fu più appropriato. E' consolante inoltre che abbiano raccolto un cucciolo smarrito come Fitto e gli abbiano affidato i Rapporti con le Regioni, Vendola ne sarà deliziato. Il resto, vedi La Russa con l'elmetto, la Meloni giovane avanguardista alle Politiche giovanili, la Gelmini amministrativista alla Scuola, è un tocco pittoresco. Ora che sono arrivati i nani e le ballerine, siore e siori, andiamo a incominciare.
venerdì, 02 maggio 2008
CHE VENGA MAGGIO
Masticando mezzo panino robiola e bresaola faccio il punto su un primo maggio col botto. Da stamattina solo musica e amici, cominciando con la banda di Testaccio nella cavea dell'auditorium sotto un cielo di cirri sfilacciati e leggeri, passando a conversare con un casaro di Castel di Guido delle magagne dell'azienda agricola, reggendo un caffè bollente, col sedere su una sedia da cinema anni quaranta sradicata chissà dove, per ammirare poi la mostra di pittura di un amico carissimo organizzata a un anno dalla sua scomparsa ( ma non è scomparso, è sempre qui ) per finire la serata a slogarmi la spalla fasulla battendo le mani con Sparagna e la sua band. Che venga maggio, anche se dovrò incatenarmi al museo dell'Ara Pacis per proteggere il lavoro di Meier, su cui ho sputato ampiamente veleno, dalle furie almirantiane, pardon, alemanniane. Che venga maggio anche se il mio ufficio rischia di venire smontato come un cubo di Rubik. Che venga maggio anche se devo dare sei esami e non so da che parte incominciare. Che venga maggio e ci si porti tutti via.
martedì, 29 aprile 2008
60.000 cretini.
Per come sono andate le cose direi che sessantamila dei miei concittadini hanno deciso di tagliarsi il pisello per fare dispetto alla moglie. Va bene, basta capirsi. Devo farmi una ragione del fatto che i miei concittadini, compaesani, connazionali, con-qualcosa (alla francese) amano essere governati da ex picchiatori e/o imbroglioni e/o pregiudicati e/o delinquenti in doppio petto e a un petto solo. Pazienza, si sopravvive a tutto o quasi. Mi sto solo chiedendo quando si comincerà a dare fuoco alle arnie. Così, per portarsi avanti con il lavoro.
martedì, 15 aprile 2008
Non so perchè ogni volta che mi viene in mente di scrivere due parole sono assalita da una leggera nausea.
Ieri mattina ho fatto votare una signora col sondino naso-gastrico e i segni evidenti della chemio. Mi ha detto: "ho votato perchè mio padre diceva che votare è un dovere". L'unica cosa decente e commovente di queste giornate meste. Stanotte ho sognato di essere la padrona di casa in una villa con ben due jacuzzi gigantesche, pronte per lo svolgersi di un party. Solo che io ne usavo una per metterci a bagno una quantità industriale di biancheria da lavare. Vorrà dire qualcosa, temo.
martedì, 01 aprile 2008
Parigi ha un odore dolciastro, di uova, di zucchero e formaggio. Dalle boulangeries escono zaffate che tramortiscono e fanno passare la fame. Piove sempre in questa città, piove acqua gelida e il vento rovescia l'ombrello. Una graziosa signora in una boutique mi propone di acquistare un parapioggia antivento molto, molto coquette, per la modica cifra di trecentocinquanta euro. Ho sorriso, rimandando a un'altra vita. La sabbia delle Tuilieries, quella del Luxembourg imbrattano gli stivali rossi, povere vittime del maltempo. Si va e si viene percorrendo in lungo e in largo una città che sembra esibita, squadernata, a tua disposizione, ma che quando ti avvicini si ritrae. Parigi si mimetizza anche nell'arredo urbano, le fermate liberty del metro, i semafori mignon vanno indovinati a distanza, nella pioggia. Tutto per dimostrare che l'ottocento, il novecento non sono passati, ma la folla e le merci onnipresenti nei bei negozi dicono il contrario, la grandeur è passata, oggi ci siamo noi, con i nostri interrogativi, e poche, pochissime risposte.
mercoledì, 16 gennaio 2008
The bucket list
Interrompo la catatonia di questo blog per un attimo. Nonostante non sappia bene che farò dopo, sento il bisogno di dire due parole. Stanotte una persona a me cara se n'è andata. E quindi la ringrazio come posso
per la leggerezza con cui ha attraversato una vita lunga e alla fine pesante
per le frenate brusche che facevano ribaltare i bambini non assicurati al seggiolino
per le sculacciate che mi ha promesso e non dato
per il suo stile da star del cinema italiano anni cinquanta
per l'eleganza innata e i maglioni impataccati
per i cappelli più improbabili e sempre presenti sulla testa
per la sua ironia e il distacco con cui guardava alle cose
per averci voluto bene
per i pranzi di capodanno sulla spiaggia, al sole
per avermi aperto la sua casa quando ero ancora una ragazzina
per essere stato il solo padre che ho avuto per vent'anni
per le telefonate in cui si annunciava con un fischio e poi canticchiava: è papà, è papà
per aver guidato fino a una età improponibile
per le andate al mare solo per prendere un caffè
per i giri a piedi e in autobus, solo per guardare la vita
per tutto questo e per molto altro , io la saluto e la ringrazio, Sor Giovanni, e le dò ancora del lei, come sempre.
sabato, 03 novembre 2007
Gino sa l'inglese meglio di me. il corto si chiama Aigarmana, regia di Roberto Orazi.
domenica, 14 ottobre 2007
Ieri serata al Big Mama appollaiata sugli amplificatori. In pratica avrei potuto infilare un dito in un occhio al sax tenore. Sono uscita rintronata ma felice dopo due ore di R&B fatto bene da Gino e la sua band. Gino è l'incarnazione umana del cartoon Gino il pollo, identico profilo, magro, nervoso e sciupafemmine. Il vestito nero, i brillanti al dito e sul'orologio, i capelli lunghi, biondo chiaro tendenti al grigio, Iggy Pop del soul. Non sa l'inglese e non conosce la musica. Nato nel paese sbagliato, il compagno di banco di James Brown fa il macellaio in zona Portuense e sulla scena ha magnetismo da vendere. Quando ha attaccato la versione originale de "il contadino" io avevo di nuovo quindici anni e il cugino della mia amica del cuore strimpellava "il contadino ciappatapum ciappumpum" sulla chitarra elettrica nuova di zecca, frutto di estorsioni familiari. Se ne volete sapere di più cercate il corto "Agarmana" girato su di lui. Agarmana sta per I've got money, trascrizione fonetica di Gino.
martedì, 09 ottobre 2007
Una radiografia al cranio in tre pose e ho ritrovato la favella. Purtroppo però devo scrivere con una mano sola, niente di grave, qualche giorno di riposo, signora, e vedrà che tutto andrà a posto. Qui non c'è niente che sia a posto, il degrado avanza ciclicamente e io non ho la forza di ricacciarlo indietro. Anche perchè sono sempre rivolta al passato e poco fiduciosa in un futuro che mi appare scontato, faticoso e noioso. Comunque mi reclamano nell'ordine il mio capo, i miei pargoli, il reparto ortopedia, l'esame di diritto privato che per tutta l'estate ho schivato, parenti e amici solleciti o incazzati, un breve viaggio col braccio al collo. Ora vado ad incartarlo nel domopak per fare la doccia. Hasta siempre.
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