C’era una volta un Re cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st’editto:
- Io so’ io, e vvoi nun zete un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.
Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
pozzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo:
Io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l’affitto.
Chi abbita a sto monno senza er titolo
o dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore,
quello nun pò avé mmai vosce in capitolo -.
Co st’editto annò er boja pe ccuriero,
interroganno tutti in zur tenore;
e, arisposero tutti: E’ vvero, è vvero.
(Giuseppe Gioacchino Belli)
Chi vi ricorda?
L'ipotesi di Calamandrei.
"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."
Piero Calamandrei
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950
(Ho ripreso il post di Grillo, ma il testo gira in rete da un po')
C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato
Danilo Dolci
Quando i cinesi fanno oh!
E' finita se Dio vuole la maratona olimpica con la maratona olimpica. Con una cerimonia di chiusura che più pacchiana non si può, dove nulla è stato risparmiato: enormi lanterne rosse travestite da tamburi o forse enormi tamburi travestiti da lanterne rosse, ciclisti fluorescenti e ragazze tintinnanti, i soliti pedalatori volanti appesi ai fili a pedalare contro il nulla, nastri giganti, torri giganti, bambini giganti, tutto il gigantismo di un paese gigante di suo, e, appena si è conclusa la parte ufficiale, via alla festa strapaesana dove il kitsch è un dovere morale e le popstar cinesi vestono così fluo da danneggiarti la retina dopo pochi secondi. Per amore di verità bisogna dire che Londra non ci ha fatto comunque una bella figura, e non per povertà di mezzi, ma di fantasia. Non si poteva trovare di meglio del torpedone a due piani rosso fiammante e degli ombrelli (fluo pure quelli)? E poi come si fa a mandare in giro liberamente il sindaco senza un assistente, chessò un badante che gli impedisse almeno di sembrare in crisi etilica sotto lo sguardo severo del sindaco di Pechino, inguainato nel suo doppiopetto di cemento armato, senza un capello fuori posto e con la consueta grazia di un martello pneumatico? Bene, tornino a casa gli atleti, gli accompagnatori, le medaglie, i volontari, le graziose ragazze cinesi che hanno ballato fino a entrare in trance, i bagarini scornati, tornino a casa Zoro, Gianni Mura, la Audisio, la Rai e compagnia cantando. Noi ne avevamo già le balle piene, e quattro anni ci sembran pochi.
C'è una canzone triste nel mio cuore
Sarà che sono stanca stanca stanca
Sarà che studio e basta
Sarà che ogni estate porta il suo carico di ansie e confusione
Sarà che sono ormai molte le persone che mancano e mi mancano
Sarà che una persona della mia famiglia mi ha dato un dolore
Sarà per questo che nel mio cuore e nella mia testa c'è una compilation di canzoni tristi.
P.s. se volete aggiungere dei sarà al mio indirizzo, fate che siano benevoli, o rimandate a tempi migliori. E intanto buona estate.