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martedì, 31 gennaio 2006
Stand-by
Da un po' di tempo mi sembrava di essere in letargo invernale, e non ne capivo il motivo. L'inverno per me è sempre stata una stagione da vivere pienamente, seconda a nessun'altra. Ora mi rendo conto che il cambiamento di lavoro è stato determinante. Non è stato solo un cambio di sede ma un cambio di prospettiva. Prima, mobbizzata o no, ero iperresponsabilizzata e molto sotto stress. Ora mi sono chiamata fuori e svolgo un ruolo di supporto, assistente del capo. Questo adagiarmi su ritmi e obiettivi non miei, questo ruotare intorno a un centro, mentre prima avevo i miei satelliti, ha prodotto uno spaesamento, forse salutare. Sono in standby, a recuperare le forze e meditare la prossima mossa. Nel frattempo, fuori, un sole sfacciato ha inondato la piazza.
lunedì, 30 gennaio 2006
Rezdora
Nella civiltà contadina della bassa la rezdora era una supermassaia, colei che governava la cucina, la casa, la corte, il pollaio, l'orto e se occorreva pure i campi. Nelle fattorie grandi, in assenza del fattore poteva gestire il lavoro di uomini, donne e animali, lavorando giorno e notte. Mi capita talvolta di veder riaffiorare lo spirito della rezdora nel lavoro, domestico e non, di donne che vengono di solito orribilmente definite "con le palle" (chissà perchè una poveretta che dia prova di capacità fuori dal comune debba essere immediatamente insignita di attributi maschili). In ogni caso saper reggere una casa, una famiglia, figli, compagni, impegnarsi seriamente nel lavoro, rendendosi preziose e talvolta indispensabili, dimostrare insomma una versatilità maggiore della componente maschile, comporta uno scotto da pagare. Capita, alle malcapitate, di venire allegramente sfruttate da tutti, ma di essere considerate nell'opinione corrente quantomeno delle rompicoglioni. Rompicoglioni perchè non pressapochiste, rompicoglioni perchè affidabili, rompicoglioni perchè esseri pensanti che non fanno le fusa, ma esprimono opinioni serie e motivate, difendendole quando occorre. Non siamo ancora pronti per le rezdore.
Mi rendo conto che abbandonare un blog a sè stesso per giorni equivale a farlo agonizzare. Ho mancato di riaffacciarmi qui per correre dietro a molte cose, alcune piacevoli, altre meno. Sono stata spalla su cui piangere, cuoca di una ben riuscita cena tra amici, figlia premurosa al compleanno materno, compagna di gite estemporanee, ammiratrice a bocca aperta di capolavori artistici, colf di me stessa, ufficiale pagatore di pendenze non più rimandabili, insomma la vita quando la lasci scorrere. Ho volutamente omesso di parlare del lavoro perchè, pur lavorando a pieno ritmo, mi sto ancora ambientando e di conseguenza ho sospeso il giudizio. Un lunedì grigio e un raffreddore è tutto quello che riesco a raccogliere di me oggi.
martedì, 24 gennaio 2006
Non so nuotare. L'acqua mi attrae e al tempo stesso mi spaventa. Dove gli altri vedono un liquido permeabile io vedo un solido minaccioso. L'arrivo di un cavallone che gli altri attraversano e cavalcano allegramente, per me è l'arrivo di un locomotore, determinato ad abbattermi e trascinarmi via. E poi il mare è abitato, e questo crea turbamento. Eppure stanotte ho sognato di tuffarmi volontariamente in una piscina-mare blu scuro, da un ridicolo minitrampolino. Sciogliendo i lacci di una camiciola di tessuto leggero, mi sono ribaltata in avanti, cadendo lentamente nel vuoto e avvitandomi su me stessa. Un attimo prima la superficie dell'acqua era stata increspata da un pesciolino rossoarancio, che mi invitava a scendere. Un attimo dopo sono piombata nel liquido scuro, in cui si intravedevano mani sottili, che erano lì per aiutarmi a risalire. Non ho avuto paura di affogare, neanche per un momento. Ero sicura, quasi trionfante. Qui le interpretazioni ,freudiane e non, si sprecherebbero, ma non importa. Comunque, per una volta, un sogno mi ha lasciato una sensazione di gioia, di forza, di padronanza, e questo mi basta.
venerdì, 20 gennaio 2006
L'Uomo Che Va Bene
L'Uomo Che Va Bene ti dice che sei di una bellezza sconvolgente anche se stai meditando il suicidio, o almeno un lifting;
l'Uomo Che Va Bene ti lascia provare da sola, ma quando ti impantani magicamente appare;
l'Uomo Che Va Bene desidera viaggiare con te, uscire con te, mangiare con te, come un bambino desidera il regalo di Natale;
l'Uomo Che Va Bene ama baciare;
l'Uomo Che Va Bene con l'età aumenta in fascino, non solo in circonferenza vita;
l'Uomo Che Va Bene qualche volta riesce a capirti come una delle tue amiche;
l'Uomo Che Va Bene esce fuori alla distanza.
l'Uomo Che Andrebbe Bene è quasi sempre già accasato.
mercoledì, 18 gennaio 2006
Parrebbe che siamo tornati alla normalità col template. Il mio organismo sta passando in rassegna tutti i miei malanni, riproponendoli in versione .2, per cui, se si tratta di somatizzazione, io sono la più grande somatrizzatrice (si dice?) della storia. Oggi tutti qui hanno l'umore di traverso, compresa me. Per di più piove. L'unica nota positiva è che stasera dovrei andare a cena con delle care amiche, dette anche le brocche antiche. Una seratina tra donne è quello che ci vuole per tirarmi su e ci andrei anche in barella. Nell'era della comunicazione ho appena ricevuto una lettera minatoria della mia struttura in cui si minacciano monitoraggi e delazioni nei confronti di quei lazzaroni dei web shirker dipendenti, così imparano. Non so se ridere o piangere. In attesa di miglioramenti, leggetevi la Settimana di Beppe Grillo,
lunedì, 16 gennaio 2006
Il post precedente è stato scritto con diversa punteggiatura e interlinea, ma il signor Splinder non è d'accordo e desidera che si legga così, tuttattaccato e con punteggiatura incomprensibile. Se continua così, chiudo.
Alcune precisazioni:
questo orrendo template non è opera mia, ma del signor Splinder medesimo, per motivi a me ignoti; dopo svariati tentativi infruttuosi, poichè sono una schiappa informatica l'ho supplicato di riavere quello vecchio, finora senza esito;
questa fine settimana sono stata colpita da vari malanni che mi hanno lasciata prostrata nel corpo e nella mente; se si tratta di cattivo karma mi piacerebbe sapere che cosa ho fatto in altre vite e se mi sono divertita;
se i figli so' piezz' e core, per me evidentemente sono anche piezz' e fegato, piezz' e stomaco e piezz' e cervicale; mi domando perchè non sia possibile abbandonarli nella savana alla fine dell'allattamento;
credo di essere l'unica nel perimetro urbano a non essere andata alla carica dei saldi; questa mattina, dopo aver visto il negozietto di scarpe qua sotto cambiare i cartellini premettendo al vecchio prezzo un fantomatico importo maggiorato, ogni ipotesi di ricerca dell'affare è stata accantonata.
Io sto (quasi) bene e così spero di voi.
giovedì, 12 gennaio 2006
www.federicoaldrovandi.blog.kataweb.it
martedì, 10 gennaio 2006
Arrivo qui la mattina presto, quando in giro non c'è quasi nessuno. I cantieri sulla piazza si stanno svegliando, i netturbini gironzolano con le scope dietro ai camioncini per la raccolta, non ci sono ancora i turisti appollaiati sulla fontana, che infatti, libera, è bellissima. Attraverso la piazza di sbieco, occhieggiando la scalinata, cercando di non vedere i maxi cartelloni piazzati a tradimento sui monumenti. Devo fare attenzione a non ficcare i tacchi tra i sanpietrini, devo fare attenzione ai minibus elettrici, potenziali assassini di pedoni. L'infilata di buste dell'immondizia e scatoloni davanti alle vetrine di Prada mi riconcilia l'umore: anche il lusso produce pattume e a quest'ora non lo può nascondere. Tutto è chiuso, il caffè di letteraria memoria, il gioielliere multinazionale; griffe e griffette, con le luci spente rivelano la loro banalità. Si cammina bene nel silenzio, e se il taxi prepotente evita di stirarmi sull'asfalto, entrerò nel portone, aprirò la mia porta, spalancherò le finestre per fare entrare aria fredda e la luce di una giornata nuova.
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