disegnataperbene

   pensieri di marzapane


lunedì, 27 febbraio 2006
 

Ho grande comprensione e solidarietà per tutte le Marte del mondo. Intendo dire le persone che incarnano la Marta delle Sacre Scritture, proprio quella che, mentre Maria era prostrata ai piedi del Cristo bevendo le sue parole, si dava un gran daffare in giro a pulire, cucinare, preparare, servire, venendo in seguito rimproverata per la sua scarsa spiritualità, e diventandone l'emblema.  Mi rendo conto che assistere in diretta alla predicazione evangelica non è occasione da perdere alla leggera, non so però chi  altrimenti si sarebbe preso cura di tutti quei discepoli  sudati, affamati, stanchi, con i calzari sporchi, tutti  lì a chiedere, pretendere, aspettare qualcosa. Indubbiamente gli intellettuali, gli spirituali, i mistici avranno ben altro fascino, e una conversazione molto interessante. A questo mondo però c'è bisogno anche di chi si occupi delle piastrelle che cadono, e sospetto che i brillanti pensatori e conversatori fondino la propria libertà mentale sulla certezza che qualcun'altro se ne stia occupando al posto loro. In parole povere, onore e gloria ai misconosciuti, e più spesso alle misconosciute: a chi sgobba, si dà da fare,  produce olio di gomito, dà senso e ordine al mondo. So di non avere fatto un discorso popolare in questi tempi di eterni Peter Pan, ma devo dire che ne vedo svolazzare troppi, e cominciano a darmi sui nervi.

 

postato da regi | 10:41 | commenti (7)


giovedì, 23 febbraio 2006
 

Nati in casa

Sono fra gli ultimi ad essere nati in casa. Di quattro figli, gli ultimi due hanno visto le glorie della clinica ostetrica. Io no, io sono nata, podalica e col cordone ombelicale intorno al collo, da una primipara che ha pensato bene di ridursi in fin di vita durante il parto. Il medico si rammaricava che dovesse morire una così bella ragazza, sembra una statua, diceva. L'arrivo dell'ambulanza e il provvidenziale intervento di una bombola ad ossigeno mi hanno risparmiato un futuro da orfanella. Nel frattempo intorno a me si scatenava l'inferno: nella concitazione generale io venivo buttata su un divano e provvedevo a riprendere immediatamente la posizione fetale, dopodichè una cugina di mia madre, colta da improvvisa follia, mi rapiva e iniziava una fuga insensata sul viale, terminata dopo cento metri con la sua e la mia cattura da parte degli altri parenti. Questo spaccato di vita proletaria si trova forse all'origine delle mie mille paure e ansie. Essere sballottati in corsa da una pazza non dev'essere il benvenuto ideale per un neonato. Comunque sia, dopo tre mesi di letto mia madre si è ripresa abbastanza da scodellare altri tre figli, e io sono cresciuta rotonda, bianca e rossa. Ogni uscita trionfale in passeggino terminava col ritorno a casa in lacrime. Mia nonna, la montanara molisana, sentenziava che si trattava di malocchio, perchè le mie bellezze paffute potevano suscitare l'invidia della gente,  e si adoperava per liberarmene. Così ha fatto, all'occorrenza, per tutti i suoi diciannove nipoti, alcuni dei quali conservano, per genetica proprietà transitiva , una robusta vena di superstizione.

postato da regi | 15:53 | commenti


martedì, 21 febbraio 2006
 

Sono in un internet point a zappare su una tastiera partita e a strangolare un mouse ancor peggiore. In questi giorni di forzato silenzio il Sig. Splinder mi ha impedito di commentare il mio e l'altrui blog. Strani pensieri attraversano il mio cervello come le nuvole che oggi ci hanno inzuppato perbenino. Per esempio, se i danesi neonazisti delle vignette avessero espresso i loro concetti con un banale articolo sul loro giornalaccio, si sarebbe scatenato lo stesso putiferio, ci sarebbero scappati comunque i morti? Siamo dunque irrimediabilmente la civiltà dell'immagine? Oppure si tratta della consueta ipersensibilità islamica a tutto quello che è rappresentazione visiva? E' possibile che il rifiuto dell'immagine corporea si accompagni in qualche modo alla ben nota  sessuofobia? Pensieri dunque oziosi, forse banali. E' vero che non ho di meglio da fare, ma ho comunque molto da fare. Per chi si domandasse come va il cantiere sulla piazza, sappia che resta libero per i passanti solo un sentierino i cui sanpietrini sono coperti dalla terra sabbiosa del cantiere. Quando piove, l'effetto guano è garantito, peccato che io non possa fermarmi a godere lo spettacolo. In questi giorni faticosi e incazzosi, sembra che il problema più importante del paese sia l'infortunio di Totti. E' anche vero che, la settimana scorsa, Rivera aveva detto che Totti malsopporta la marcatura. E anche il post di attualità è andato.

postato da regi | 16:45 | commenti (1)


venerdì, 17 febbraio 2006
 

Negli antichi tempi dell'arte

i costruttori lavoravano con la massima cura

ogni parte minuscola e invisibile

perchè gli dei sono ovunque

 

Longfellow

postato da regi | 12:13 | commenti (2)


giovedì, 16 febbraio 2006
 

I messaggi da trasversali si sono fatti diretti, ma non sono rassicuranti. Infatti continua il mio tour per i pronto soccorso degli ospedali. L'altro ieri notte, Policlinico Gemelli: taxi, ambulanze che vanno e vengono, porte spalancate, freddo, prelievi, enzimi, lexotan, sedie scomode, telefoni pubblici, macchinette del caffè, sonno. Poi, finalmente, a casa.

postato da regi | 13:05 | commenti


martedì, 14 febbraio 2006
 

E' singolare la consonanza dei vari ambienti che mi circondano. Al caos demenziale e perpetuo della mia abitazione faceva eco stamattina lo stato della piazza al mio arrivo. L'ottanta per cento della superficie calpestabile è stato divelto per permettere il riposizionamento dei sanpietrini. Nel frattempo, turisti smarriti come oche afflitte dall'aviaria vengono minacciati da piccole benne impazzite, guidate da extracomunitari apparentemente in preda ai fumi dell'alcool. La fontana non si vede più, perimetrata da bende verdi che la circondano da ogni lato. Il luogo è irriconoscibile, figuriamoci se può essere fotografato, filmato, ripreso coi telefonini. In tutto questo delirio, l'arrivo in ufficio è stato segnato dal cambio in corsa dei mobili. In questo momento volenterosi falegnami ci hanno privato dei vecchi armadi e ne stanno montando dei nuovi, mentre il contenuto giace in gigantesche ceste di plastica che rendono arduo ogni spostamento. Sono assediata dal caos, quindi che caos sia. Parteciperò assecondando il destino che manda messaggi trasversali, aspettando che l'onda si smorzi.

postato da regi | 11:48 | commenti (4)


lunedì, 13 febbraio 2006
 

Il lunedì stenta a partire, ma gli altri sono già tutti in pista a telefonare. Il mio letargo domenicale non si è ancora esaurito. Ogni tanto passo dei week end pessimi a guardarmi intorno, vituperando lo sfacelo quotidiano della mia casa, senza avere la forza di muovere un dito, e neppure di andarmi a divertire da qualche parte. Bene, esaurito il tema depressione, passiamo alle frivolezze. Di che colore sarà la mise che indosserò a giugno per il matrimonio di uno dei miei quindici cugini con una illustre sconosciuta? Mauve? Nero? E gli accessori? Ho messo il cervello in naftalina e per non pensare a cose serie, e tristi, mi occupo solo di scempiaggini, sul genere si è rovinata l'agenda, ne devo comperare un'altra. Sono evidentemente fautrice dell'effetto antidepressivo dello shopping. Comunque una cosa come si deve l'ho fatta: ho visto un quadro di Balla, generalmente non esposto al pubblico. Si chiama "Maggio" e rappresenta teneramente la moglie, circonfusa di luce dorata primaverile, mentre tiene in mano un vasetto colmo di rose, sullo sfondo dei prati di Villa Borghese. Divisionista, pointillista, post-impressionista, bah, a me sembra un paziente e delicato atto di amore per qualcuno che si vuole ricordare per sempre così. E noi così, sempre, la ricorderemo.

postato da regi | 09:20 | commenti


martedì, 07 febbraio 2006
 

Sono figlia di persone antiche

Sono figlia di persone antiche, anzi arcaiche. Un po' arcaica lo sono anch'io. Tanto per dirne una, mia madre ha sempre dato del voi alle cognate, non per marcare il distacco, ma per rispetto, visto che tra loro c'era molta differenza d'età. Anche adesso io ho difficoltà a dare del tu agli sconosciuti, a chi mi sembra più grande di me , e in genere alle figure che ritengo particolarmente autorevoli. Ora sembrerà che io sia di  nobili ascendenze  austro-ungariche. Niente di più lontano dalla realtà: sono figlia di gente alfabetizzata fino alle elementari e poi via a lavorare,  discendente per parte paterna da generazioni di stimati vaccari della bassa,  e per parte materna da un imbianchino antifascista, romano di sette generazioni, e da una montanara molisana con gli occhi verdi. Frutto perverso dell'urbanizzazione prebellica, insieme ad altri tre rampolli, ho visto i miei arrabattarsi per far sopravvivere e studiare quattro figli. Lo sforzo e la poca cura di sè hanno portato mio padre ad andarsene prematuramente, per i canoni correnti. Mia madre tiene botta e col passare del tempo sembra avvicinarsi all'aria da fata svagata che aveva Bette Davis in "Angeli con la pistola". Ma basta con le autocelebrazioni, torno alle mie riunioni, che fa anche rima.

Dimenticavo, il titolo l'ho rubato a De Crescenzo, non credo se ne adonti.

postato da regi | 08:37 | commenti (2)


sabato, 04 febbraio 2006
 

Seduta su una panchina alla fermata dell'autobus, sotto la luce giallo-arancio dei lampioni, sento l'aria umida della sera. Sto guardando un palazzo di fronte, è l'unico con le finestre spente, vuote. Guardando bene si distingue una transennatura che lo circonda da ogni lato. I negozi al piano terra sono sbarrati. Chissà, mi chiedo, che sarà successo al palazzo abbandonato? Problemi di statica, un incendio, non si sa. Gli unici esseri viventi sono gli alberi, che sul marciapiedi, dietro la transenna, continuano a vegetare, ignari. Le finestre  non mi ricordano film dell'orrore o orbite vuote, semplicemente manca qualcosa. Manca il sapore di tante vite affaccendate, sconosciute a sè stesse, l'odore del minestrone e del sugo, la porta sbattuta dell'ascensore, il passeggino lasciato nell'androne. Sta arrivando l'autobus, devo andare.

postato da regi | 17:29 | commenti (2)


mercoledì, 01 febbraio 2006
 

Se stacco la corrente e la riattacco il freezer smette misteriosamente di funzionare, e altrettanto misteriosamente riprende, non prima di aver mandato a puttane tutto il contenuto;

se scendo a prendere la metro, una sfilza di sternuti mi blocca in stato di semincoscienza sulle scale e il treno mi sfila sotto il naso;

se sciolgo una bustina di sali minerali in una bottiglietta d'acqua, questa mi parte come fosse Veuve Cliquot inzuppando scrivania e carte;

se faccio ginnastica un dolore acuto mi blocca la spalla, facendomi proseguire gli esercizi da una parte sola, così alla fine esco asimmetrica e zoppicante;

se immagino di essere un personaggio, non ho dubbi: da almeno ventiquattr'ore sono l'Ispettore Clouseau.

 

postato da regi | 08:28 | commenti (4)