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venerdì, 28 aprile 2006
Per trovare conferma ad una critica che qui mi è stata rivolta, vediamo quali sono le abitudini più noiose che coltivo:
mi sento in dovere di spulciare e leggere fino in fondo qualsivoglia oggetto stampato mi capiti in mano
non bevo superalcoolici (ma gli alcoolici sì)
ogni volta che imparo un gioco a carte lo ridimentico subito dopo
non riesco a stare su tutta la notte
non posso andare a dormire senza struccarmi
camminando non seguo mai una traiettoria precisa
non fumo, neanche sostanze invise a Gianfranco Fini
l'acqua della doccia sulla testa mi dà fastidio
tolgo i nervetti dalla carne
mi piacciono bambini e neonati
al massimo dell'attività fisica pedalo su un pedalò (però cammino molto)
da piccola ho imparato a lavorare a maglia
non porto le lenti a contatto
non mi piace il leopardato
festeggio il 25 aprile e pure il primo maggio.
Adesso sfogatevi pure, tanto io fino al due non leggerò.
lunedì, 24 aprile 2006
17 aprile 1944
E' quasi mattina, si comincia a vedere un po' di luce. Mia madre dorme con le sue sorelle, la casa è angusta, non c'è spazio per sei figli, ci si ammucchia un po'. All'improvviso dei colpi alla porta, forti, la svegliano di soprassalto. Sembra che la vogliano sfondare, e insieme altri colpi alle porte vicine, e voci, grida, che succede? Mio nonno apre la porta ed eccoli lì i militari tedeschi. Senza tanti complimenti gli fanno capire che deve andare con loro, così su due piedi, mezzo vestito, mentre i figli piccoli si strofinano gli occhi e mia madre, la maggiore, lo guarda con in braccio mia zia, che ha solo due anni. Mio nonno va, guardandosi indietro, coraggio Rosina. Insieme a centinaia di altri uomini, anziani, ragazzi del Quadraro, si ritrova in un cinema del quartiere, e poi da lì a Cinecittà, e poi ancora in treno verso il campo di raccolta di Fossoli. Sono ai lavori forzati, sono operai per le fabbriche tedesche, ma loro ancora non lo sanno e pensano di dover morire perchè vengono costretti a scavarsi la fossa. Ma non è ancora il momento: qualcuno morirà in viaggio, la maggior parte morirà in fabbrica o nelle baracche, ma alcuni torneranno e lui è tra loro, due anni dopo.
Mio nonno Vittorio Rossi è tornato alla sua famiglia ed è vissuto ancora 17 anni, in tempo per vedere i primi dei suoi diciannove nipoti. Non ci ha mai detto quello che ha visto, dalla prigionia ha solo riportato una tavoletta di legno grezzo su cui ha dipinto con mezzi di fortuna un volto di madonna. Noi bambini lo chiamavamo nonno spaghetti.
Ringrazio Ascanio perchè ricorda.
martedì, 18 aprile 2006
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Indugio ancora un poco il giorno nuovo arriva fioco e bianco lattiginoso spero in un mal di gola alla sveglia chiedo un'ora o niente mi daro' assente decidere non e' mio pregio son nato stanco ci pensero' domani
Ghiro son ghiro e mi ritiro sei mesi sotto le lenzuola dall'altro lato mi rigiro
I dubbi della vita mi pongo ma piu' ci ripenso piu' nel letto sprofondo
Alzarmi al freddo presto giammai di disgrazie di guai abbastanza ne passai Rumino gli stralci di ieri c'ho sogni piu' veri e gonfi di desideri
nella branda che cancella e spazza via pensieri aguzzi e vivi costati una notte di Nirvana Ma se esco fuori che esco a fare tanto e' la stessa parte da rifare chiedere aiuto oggi non vale piu' chiamarti poi mi pento insabbio e prendo tempo che tormento
Ghiro e ancora mi ritiro e di qui sotto vedo bene che il cambio poi non mi conviene devo uscire trovarmi il posto l'appartamentino le ferie in agosto pagare i soldi le multe l'affitto la carta da bollo per ogni diritto
E allora adesso c'ho son Mi gratto al ritmo del son E non mi passa il son Montugno Montugno son Gualano Gualano son e certamente me gusta el son e che te pasa che te pasa che bonito el son a Ancora Gualano son
Guiro E ancora mi ritiro Porque! Porque me gusta il son E non mi pasa, non mi pasa, non mi pasa el son
piango come un coccodrillo ci ho son nel proposito vacillo che bonito el son Montugno Montugno son San Gualano Gualano son
crederme tu crederme en el amor siempre tu siempre deves credere y en la vida devo credere per credere siempre credere per prendere
rendere per prendere en la vida devo rendere per prendere y al paisio devo rendere per credere siempre rendere per prendere
Grazie a Vinicio.
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venerdì, 14 aprile 2006
Pasquisti e pasquettisti di tutta Italia, isole comprese, sfruttate ogni raggio di sole e ogni cibaria ipercalorica a disposizione, avete la mia benedizione.
martedì, 11 aprile 2006
Voglio la foto attuale di Provenzano e la dichiarazione di voto di Pinifarina.
Il mio impegno elettorale è durato due giorni. Finalmente libera, ieri sera sono tornata a casa, ho visto Lost, spento il televisore e, previo impasticcamento, dormito. Stamane, volutamente ignara di tutto, ho preso la metro e, tappandomi occhi e orecchie sono arrivata qui dove, davanti al pc, ho visto i miei tormenti concretizzarsi a mezzo. Adesso respiro con solo la metà dei polmoni. Chissà quando tornerò tutta intera.
venerdì, 07 aprile 2006
Ascolto Natale in casa Coppetti della premiata Orchestra del Titanic (Bollani forever). Fuori la vita scorre senza di me, dentro le riunioni scorrono con me, ahimè. I prossimi giorni saranno frenetici, vivrò le elezioni dal di dentro e mi appallerò a morte. Voterò, ovviamente, potessi voterei due volte. Nel frattempo è bastata una pillolina a ridarmi un simulacro di salute, ma la lotta per ristabilire l'equilibrio continua. Questi sono giorni di riflessione sul mio argomento, pardon ossessione favorita: il tempo. Il mio tempo fisico e quello mentale sono in disaccordo, e questo provoca sofferenza (inutile). Spesso mi è capitato di desiderare di essere decerebrata, tipo la Becky di I love Shopping. Quanto dev'essere bella la vita quando i neuroni sonnecchiano placidamente senza stare sempre ad analizzare, soppesare, sottilizzare, fare attenzione. Basta, mi annoio da sola.
mercoledì, 05 aprile 2006
Pomeriggio d'estate in Costa Brava. Sul lungomare si balla la sardana. Miti e compassati vecchietti di ambo i sessi si prendono per mano e ballano in circolo un minuetto arcaico che ricorda certi balli sardi, e un po' il sirtaki. Sono anacronistici, così compresi nel far rivivere una tradizione forse morta e sepolta, eppure commoventi. Si vede che ballano per sè e per i propri compaesani, non certo per i turisti occasionali . Da un gruppo di miei concittadini in vacanza vedo staccarsi alcune figure che fanno per lanciarsi nel ballo. Li trattengo a stento, minacciando a mezza bocca. Eppure sono uomini maturi, con una professione, non buzzurri scesi dalla montagna. Che cosa li spinga a farsi riconoscere per i soliti cialtroni italiani, quale euforia li conduca verso la figuraccia internazionale non lo capisco. Ripensavo a quella giornata assistendo alle performance del Caimano. Lui rappresenta al massimo grado la nostra volontà suicida e la nostra ignoranza del mondo che ci circonda. Se solo riesco a differenziarmi minimamente da questo, non posso che dirmi orgogliona.
martedì, 04 aprile 2006
Quando, assistendo alla proiezione del Caimano, ho riconosciuto dietro un personaggio in corsa IL MURO di viale delle Milizie davanti a cui hanno girato la scena, ho capito che passo troppo tempo a Roma.
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