
Effinìta, effinìta! 30 e lode, 30 e 28. Andando in progressione, se avessi continuato avrei avuto 26, 24, 22 ecc. per la nota legge del neurone decrescente. Sono in libertà per quindici giorni, poi si ricomincia.
Però da domani, da domani posso volare sui tetti.
Che non ho più vent'anni si capisce da come sto messa stamattina. Ieri, serata inaugurale del tour di Travaglio con la Pulsa. Foro Italico, parcheggio deserto, tranne che per i soliti parcheggiatori abusivi che si sono trasferiti lì con le famiglie in camper a passare l'estate in pineta. Meraviglie italiane. Lascio la macchina pagando un volenteroso energumeno di cui si perderanno le tracce di lì a poco. Scopro a spese dei miei piedi e dei miei sandali che lo stadio della Pallacorda è esattamente all'opposto di dove mi trovo. Segue Camel Trophy tra la desolazione, incongrue fioriere di granito in mezzo a viali abbandonati, raccapriccianti pseudo lampade a tronco di cono che segnano il cammino verso la Farnesina, aghi di pino, cartacce. Come Dio vuole, arriviamo in tempo, mercè il cronico ritardo italiano. Nonostante la platea sia incassata nella fossa dello stadio per tutta la sera tira un'arietta gelida da colpo della strega. Alle sedie di plastica da estate romana, raccomandate dagli ortopedici, fanno da contraltare sugli spalti le sedie da stadio. Non sapendo quale scegliere le proviamo tutte e due, optando per la platea. E qui, finalmente, lui. Una orazione laica di due ore e quaranta, inframmezzata da musica, a volte piacevole, a volte stridente, suonata da due ragazzi in gamba. Si ride e ci si indigna, ma in realtà queste cose le sappiamo già e siamo anche stanche di indignarci. Però così tutte insieme, messe in bella fila, fanno ancora il loro effetto. Non ci siamo annoiate un attimo, però alla fine lo stomaco ricordava la cena saltata. Salutati gli artisti, saltabeccando tra i marmi e le erbacce riguadagnamo la macchina per scoprire che l'ho lasciata nel punto più buio e meno augurabile della zona. Visto che nessuno ci assalta corro verso pane e formaggio e le fresche coltri mi accolgono per poche ore. Stamane ho barattato la doccia con la colazione, per cui adesso vado ad avvelenarmi al bar dirimpetto. Sono i costi della cultura.
SCASSAMENTI

Perchè non scrivo (ammesso che ve ne importi qualcosa)?
Perchè devo studiare, studiare, studiare.
Perchè qualche tempo fa ho fatto uno scivolone e da allora il mio blog è noto a qualcuno del mio entourage e questo, si sa, non favorisce la spontaneità, anzi, diciamola tutta, provoca rigor mortis.
Perchè ho le paturnie a mille, problemi a strafottere, non riesco neanche a PENSARE di partire, sono incapace di recupero, anzi diciamo irrecuperabile.
Perchè la mia collega ha aperto il suo bravo blog. Imitazione? Boh, credo che tra poco anche il mio portiere aprirà il suo ( guardo il mondo da una guardiola). Comunque il blog della collega non è che la riedizione letteraria delle sue turbe psichiche, e in questo rientra nella norma. Peccato che io con queste turbe ci conviva tutti i giorni e rivederle squadernate, impaginate, colorate mi tocca la nervatura.
Anyway, la mia nervatura è bella che andata. Il prossimo post sarà un lungo, irrefrenabile, interminabile urlo di Munch.