Il governo perfetto
Abbiamo quello che volevamo. Il governo perfetto per un paese ridicolo. Mentre non ci smuove un muscolo la vista di Tremonti all'Economia e di Bossi alle Riforme, che ormai sono come panna e cioccolata, pizza e fichi, culo e camicia, apprezzando il fine abbinamento del leghista Zaia alle Politiche Agricole, come quello del sempre leghista Calderoli alla Semplificazione, non possiamo non reprimere un brivido all'idea di zio Fester Bondi ai Beni Culturali e dell'ultraliberista Brunetta alla Funzione pubblica, come dire "right man to the right place". E mentre la Prestigiacomo si prepara a versare lacrime all'Ambiente dopo averle versate alle Pari Opportunità, chi ti spunta là se non l'ineffabile Carfagna già responsabile femminile di Forza Italia e ideale berlusconiano della femmina forzista, bona e velina? Mai incarico fu più appropriato. E' consolante inoltre che abbiano raccolto un cucciolo smarrito come Fitto e gli abbiano affidato i Rapporti con le Regioni, Vendola ne sarà deliziato. Il resto, vedi La Russa con l'elmetto, la Meloni giovane avanguardista alle Politiche giovanili, la Gelmini amministrativista alla Scuola, è un tocco pittoresco. Ora che sono arrivati i nani e le ballerine, siore e siori, andiamo a incominciare.
CHE VENGA MAGGIO
Masticando mezzo panino robiola e bresaola faccio il punto su un primo maggio col botto. Da stamattina solo musica e amici, cominciando con la banda di Testaccio nella cavea dell'auditorium sotto un cielo di cirri sfilacciati e leggeri, passando a conversare con un casaro di Castel di Guido delle magagne dell'azienda agricola, reggendo un caffè bollente, col sedere su una sedia da cinema anni quaranta sradicata chissà dove, per ammirare poi la mostra di pittura di un amico carissimo organizzata a un anno dalla sua scomparsa ( ma non è scomparso, è sempre qui ) per finire la serata a slogarmi la spalla fasulla battendo le mani con Sparagna e la sua band. Che venga maggio, anche se dovrò incatenarmi al museo dell'Ara Pacis per proteggere il lavoro di Meier, su cui ho sputato ampiamente veleno, dalle furie almirantiane, pardon, alemanniane. Che venga maggio anche se il mio ufficio rischia di venire smontato come un cubo di Rubik. Che venga maggio anche se devo dare sei esami e non so da che parte incominciare. Che venga maggio e ci si porti tutti via.