Masticando mezzo panino robiola e bresaola faccio il punto su un primo maggio col botto. Da stamattina solo musica e amici, cominciando con la banda di Testaccio nella cavea dell'auditorium sotto un cielo di cirri sfilacciati e leggeri, passando a conversare con un casaro di Castel di Guido delle magagne dell'azienda agricola, reggendo un caffè bollente, col sedere su una sedia da cinema anni quaranta sradicata chissà dove, per ammirare poi la mostra di pittura di un amico carissimo organizzata a un anno dalla sua scomparsa ( ma non è scomparso, è sempre qui ) per finire la serata a slogarmi la spalla fasulla battendo le mani con Sparagna e la sua band. Che venga maggio, anche se dovrò incatenarmi al museo dell'Ara Pacis per proteggere il lavoro di Meier, su cui ho sputato ampiamente veleno, dalle furie almirantiane, pardon, alemanniane. Che venga maggio anche se il mio ufficio rischia di venire smontato come un cubo di Rubik. Che venga maggio anche se devo dare sei esami e non so da che parte incominciare. Che venga maggio e ci si porti tutti via.
